Liliana Cano, il lungo viaggio di un’artista

(lanuovasardegna.gelocal.it) Sassari, 18 dicembre 2013 – Il nuovo volume di Massimo Mannu dedicato a una pittrice straordinaria che sta per compiere i novant’anni

Liliana Cano vive in una casa in campagna, circondata di fiori, piante e gatti. Quello che dall’esterno può sembrare il buen retiro di una persona che ha messo da parte arte e passioni, è in realtà un luogo fantastico in cui ogni angolo, ogni scaffale, ogni parete, trasuda creatività, gioia, ricordi, colori. La casa in cui abita dal 1996, alle porte di Sassari, è in realtà, solo l’ultima tappa di una esistenza in continuo movimento. Una vita da “viaggiatrice”, come lei stessa ama definirsi. Nel volume “Liliana Cano – Itinerari d’arte e di vita di una viaggiatrice” appena dato alle stampe (Edes, Sassari) l’autore sassarese Massimo Mannu, studioso d’arte alla prima pubblicazione, indaga su come sia cambiato lo stile della pittrice nel corso di 70 anni e come i viaggi, reali e spirituali, abbiano influenzato la calligrafia delle sue opere. Compito arduo per l’autore che ha lavorato alla sua tesi di laurea proprio studiando Liliana Cano. Mannu ha poi proseguito realizzando questo volume, che rappresenta il primo e più completo tentativo di ricostruzione del percorso artistico dell’artista.

Per capire quanto il tema del viaggio abbia condizionato l’intera esistenza di Liliana Cano, è sufficiente ripercorrere brevemente le principali tappe della sua vita. Nata a Gorizia nel 1924 da genitori sardi, cresce fino ai 6 anni a Milano. Nel 1930 inizia un lungo periodo di traslochi, cambi di città, viaggi, che portano Liliana Cano a vivere in mezza Italia, da Roma a Torino, da Barletta a Padova, da Vicenza a Napoli (sfollata per 9 mesi). Il peregrinare della famiglia finisce in Sardegna nel 1945: dopo un viaggio avventuroso a bordo dell’incrociatore Garibaldi.

Approdata nell’isola alla fine della seconda guerra mondiale, Liliana Cano inizia a insegnare, frequentando l’ambiente artistico sassarese, del quale sarà tra i protagonisti negli Anni 50 e 60. Arrivata alla pensione e con i figli già grandi, nel 1977, Liliana riprende il viaggio. Si trasferisce in Francia per quasi 20 anni. Iniziando a dipingere alcuni dei suoi soggetti più fortunati e belli, come le celebri gitane. Nel 1996 ritorna a Sassari, perché sente che si sta avvicinando il momento della sua fine e vuole morire nella sua terra.

Il ritorno, però, non è un punto di arrivo. La sua produzione artistica non conosce sosta e nelle sue opere rivivono i ricordi dei suoi viaggi, delle sue emozioni, della gioventù. Il tema che più la coinvolge, dal suo rientro nell’isola, è quello religioso. La sua attività ha infatti lasciato straordinari segni in molte chiese e locali ecclesiali.

Il volume, che è introdotto da una bella presentazione di Manlio Brigaglia, si conclude con una emozionante intervista alla pittrice. Registrata e trascritta letteralmente. Lontana dai canoni delle interviste giornalistiche, restituisce la genuinità e al contempo la profondità del pensiero di Liliana. Leggerla è quasi come stare lì con lei nel suo studio, accanto all’autore.

Circondati da cavalletti e pennelli e da centinaia di tele numerate e disposte su grandi mensole, fronte contro schiena, come enormi libri che aspettano solo di essere letti. Come viaggi che aspettano solo di essere ricordati.

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